con chiavi di lettura diverse legate agli specifici contesti storici geografici e culturali, intonaci e finiture a calce rispondono a criteri di durabilità e sostenibilità, che è quanto andiamo ricercando nel campo della moderna bioarchitettura.

Venezia: facciate in calce e cocciopesto

La calce è la “madre” nell'impasto di malte e finiture usate sin dall'antichità


La calce: una materia prima antica fortemente innovativa

Si potrebbe pensare che la calce sia una materia prima un po' datata, superata da altri prodotti più moderni, efficaci e semplici da applicare. In realtà, tra le buone pratiche indicate nel campo della bio-edilizia, grande rilievo sta avendo proprio il recupero delLe tecniche applicative della calce, sia come materiale costruttivo e sia come intonaco e finitura. La calce è la “madre” nell'impasto di malte e finiture usate sin dall'antichità. Intonaci a calce, marmorino, cocciopesto, hanno avuto la massima applicazione già durante l'Impero Romano, per poi essere ripresi ed evoluti in epoca rinascimentale, grazie alla riscoperta dei testi del De Architectura di Vitruvio. In particolare poi, nel Sei e Settecento il marmorino trova nuove declinazioni nelle finiture dei palazzi nobili dell'architettura veneziana (“marmorino veneziano” o “stucco veneziano”). Se invece ci spostiamo sul versante della costa Nordafricana, nel mondo berbero, il tadelakt, sempre a base di calce, è il rivestimento tradizionale e più antico negli hammam e nelle corti dei riad. Al di là delle mode, che ultimamente hanno affermato il tadelakt come un must nelle case più o meno griffate lungo la penisola, c'è un fatto: con chiavi di lettura diverse legate agli specifici contesti storici geografici e culturali, tutte le sopracitate tecniche di intonaco e finitura a calce rispondono a criteri di durabilità e sostenibilità, che è quanto andiamo ricercando nel campo della moderna bioarchitettura.